Come valutare le sezioni di una via: AI, WI, M, A/C e UIAA
Il principio guida è semplice: la valutazione di una sezione deve descrivere la tecnica per superarla, non la serietà complessiva della via. La UIAA scrive esplicitamente che la difficoltà va riferita alla parete stessa o al singolo passaggio in condizioni ottimali, mentre fattori come esposizione, protezioni precarie, pericoli oggettivi, ricerca della linea, possibilità di ritirata, lunghezza della corda, dislivello complessivo e tempo vanno indicati separatamente. Per le vie di ghiaccio questo è particolarmente importante: lì convivono storicamente una valutazione globale e una tecnica, e non vanno mescolate.
Da qui la regola pratica per descrivere una via già percorsa:
- valuta il singolo passaggio obbligato nel suo specifico tipo di terreno;
- non alzare il grado a causa dell’avvicinamento, della discesa, della quota, del bivacco, del peso dello zaino o della stanchezza generale;
- le condizioni atipiche vanno annotate a parte: «ghiaccio sottile», «roccia bagnata», «protezioni scarse», «friabile», «misto secco».
La UIAA sottolinea anche l’inevitabile soggettività di queste valutazioni e il fatto che l’abitudine locale a un certo tipo di terreno spesso distorce la percezione della difficoltà.
Quanto segue è una guida pratica pensata proprio per la valutazione delle sezioni, perciò dalle descrizioni sono stati volutamente esclusi i parametri di lunghezza e di serietà complessiva. Dove le scale originarie tengono storicamente conto in parte di questi parametri, è stato lasciato solo il loro nucleo tecnico, e la cosa è esplicitamente segnalata.
1. Ghiaccio di ghiacciaio / ghiaccio alpino — AI
Sull’AI c’è una precisazione importante: non ovunque è una scala rigorosamente separata e completamente unificata. La UIAA osserva che WI indica water ice, mentre AI indica alpine / permanent ice, cioè il classico ghiaccio permanente. Nelle relazioni pratiche l’AI si legge spesso con la stessa logica tecnica della scala canadese del ghiaccio, ma su ghiaccio permanente più compatto e di norma più prevedibile. L’AAC osserva inoltre che un AI dello stesso numero risulta spesso un po’ più facile del WI.
Scala AI
- AI1. Ghiaccio fino a circa 50–60°, senza una vera difficoltà tecnica. Servono le abilità di base con ramponi e piccozza, ma la difficoltà chiave non sta ancora nella tecnica, bensì nella sicurezza nel movimento.
- AI2. Intorno ai 60–70°: c’è già una vera arrampicata su ghiaccio ripido, ma i movimenti si leggono, l’infissione degli attrezzi è in genere chiara e le possibilità di assicurazione sono buone.
- AI3. Sui 70–80°: si tratta ormai di ghiaccio decisamente ripido, dove servono movimenti sicuri sulle punte anteriori, una buona economia di forze e un uso preciso degli attrezzi; ghiaccio buono e posti sensati per le protezioni di norma sono ancora presenti.
- AI4. Circa 75–85°, con brevi tratti verticali: richiede tecnica solida, lavoro sicuro con due attrezzi e capacità di superare la sezione senza «cercare» i movimenti di base.
- AI5. Ghiaccio quasi verticale, 85–90°: la tecnica deve essere già buona, gli errori nella posa dell’attrezzo o dei piedi accumulano in fretta la stanchezza, le posizioni di riposo sono poche.
- AI6. Ghiaccio di ghiacciaio molto ripido e davvero impegnativo: serve una tecnica quasi impeccabile, precisione nel lavoro con gli attrezzi e capacità di salire quando la qualità del ghiaccio, le protezioni o l’affidabilità delle soste non sono più ovvie.
- AI7. Ghiaccio permanente eccezionalmente difficile: molto ripido, molto esigente sul piano tecnico e psicologico; non è semplicemente «un AI6 più ripido», ma una zona dove la minima inefficienza diventa subito un problema.
2. Ghiaccio di cascata — WI
WI è la scala per il ghiaccio di cascata stagionale. A differenza del «puro» angolo di pendenza, tiene storicamente conto non solo dell’inclinazione, ma anche di quanto è comodo muoversi, riposare e piazzare le viti da ghiaccio, perciò due linee con la stessa angolazione possono avere WI diversi. Proprio per questo, nel descrivere una sezione in WI non contano i metri ma il carattere del ghiaccio: se è monolitico o fragile, se ci sono cengette, se le viti entrano bene, se la colonna è sospesa, se la crosta cede.
Scala WI
- WI1. Ghiaccio appoggiato, che si percorre più che si arrampica.
- WI2. Tratti regolari intorno ai 60°, con possibili piccole convessità, ma tecnica e protezione di solito sono lineari.
- WI3. Intorno ai 70° con possibili convessità ripide fino a 80–90°; serve già un ritmo sicuro, ma restano posti ragionevoli per riposare e piazzare le viti.
- WI4. Ghiaccio ripido continuo intorno agli 80° o tratti verticali marcati separati da rari riposi; la tecnica deve essere solida, l’economia di movimenti è ormai importante.
- WI5. Ghiaccio quasi verticale 85–90° con poche buone posizioni di riposo, oppure ghiaccio più sottile o di qualità peggiore in cui la vite entra a fatica.
- WI6. Verticale quasi continua o variante ancora più sottile e nervosa rispetto al WI5: alta esigenza tecnica, ghiaccio poco indulgente, lavoro di precisione.
- WI7. Ghiaccio sottile, mal connesso o strapiombante e colonne in cui le protezioni quasi non si piazzano o la loro qualità è dubbia; siamo già al limite, dove la struttura stessa del ghiaccio diventa parte della difficoltà principale.
3. Misto — M
La scala M descrive l’arrampicata mista: ramponi e attrezzi da ghiaccio sulla combinazione di ghiaccio, neve dura, roccia e tratti asciutti. L’AAC scrive esplicitamente che queste vie richiedono dry tooling con i ramponi, e che di ghiaccio vero ce ne può essere poco; la UIAA aggiunge che la lettera M nasce proprio per indicare i tratti mixed e che in seguito lo stesso linguaggio è stato usato anche per il dry tooling più sportivo. In altre parole, M è prima di tutto tecnica di movimento con attrezzi e ramponi su terreno misto, non serietà alpinistica complessiva della linea.
Sulle definizioni ufficiali sintetiche c’è una sfumatura: l’AAC raggruppa M1–M3 in un intervallo «easy» e M9–M12+ in un unico blocco di alto grado. Per questo qui sotto c’è una dettagliatura pratica di lavoro all’interno di tali intervalli, compatibile con il senso generale della fonte ma che non pretende di essere uno standard ufficiale a sé stante.
Scala M
- M1. Misto molto facile: gli attrezzi e i ramponi servono più a mantenere il ritmo che a risolvere un problema tecnico.
- M2. Compaiono brevi passi misti ripidi, ma sono lineari e non richiedono tecnica secca complessa.
- M3. Misto netto, in cui l’attrezzo lavora non solo «per equilibrio», ma anche come vero punto di movimento; non c’è ancora dry tooling complesso.
- M4. Terreno da appoggiato a verticale con un evidente lavoro tecnico con gli attrezzi.
- M5. Movimenti misti verticali stabili, in cui la tecnica di dry tooling è ormai costante e non episodica.
- M6. Verticale fino a leggero strapiombo: dry tooling difficile, gli errori di precisione vengono puniti in fretta.
- M7. Misto strapiombante, di forza e tecnico.
- M8. Compaiono i tetti; servono movimenti molto potenti e molto tecnici con gli attrezzi.
- M9. Tetti e strapiombi diventano più lunghi e l’infissione degli attrezzi meno ovvia.
- M10. Lunghe sequenze strapiombanti di forza con minore presenza di soluzioni «facili».
- M11. Misto strapiombante molto continuo, dove serve una marcata resistenza di forza.
- M12 e oltre. La stessa logica viene portata al limite: tetti più lunghi, movimenti più potenti, posizionamenti più sottili e precisi.
4. Artificiale — A e C separati
Nell’arrampicata artificiale il numero non significa la stessa cosa che in arrampicata libera. Qui la valutazione comprende non solo «quanto è difficile fare il movimento», ma anche quali protezioni piazzi, quanto sono affidabili e cosa succede in caso di caduta. L’AAC distingue esplicitamente la lettura tradizionale da quella New Wave dei gradi di artificiale, e la UIAA fissa a parte che A si riferisce all’aid climbing in generale, mentre C indica l’aid clean / ecological / hammerless, cioè senza martello e senza danneggiare la roccia.
A — aid climbing classico
- A0. Trazione occasionale su ferro fisso, su corda o su una protezione già presente; è il livello minimo di artificiale.
- A1. Tutte le protezioni sono affidabili e si piazzano senza drammi.
- A2. Le protezioni in generale sono buone, ma cercarle e collocarle è notevolmente più difficile.
- A2+. Compaiono già posizionamenti davvero nervosi e un potenziale di caduta percepibile, ma senza conseguenze prevedibilmente gravi.
- A3. Molti posizionamenti precari o sottili in successione; servono precisione e pazienza, il margine di affidabilità è ridotto.
- A3+. Tutto come in A3, ma con potenziale di caduta realmente pericoloso.
- A4. Sequenza di protezioni che reggono soprattutto il body-weight; seria possibilità di una caduta violenta.
- A4+. Ancora più serio dell’A4: sia per la qualità del ferro, sia per le conseguenze di un errore.
- A5. Sulla sezione non c’è nulla a cui si possa affidare con tranquillità una caduta.
- A6. Come A5, ma anche la sosta può non reggere alla caduta del primo di cordata.
La UIAA, per la tradizione europea dell’artificiale, mette l’accento sulla difficoltà di posizionamento, sul lavoro con le staffe, sul superamento degli strapiombi, sull’uso di skyhook e rurp e sulla crescente precariousness verso A4–A5. Per la valutazione di una sezione questo significa: non gonfiare il grado A solo perché il tiro è lungo; alzalo solo se le protezioni sono peggiori, i posizionamenti più difficili e le conseguenze di una caduta più gravi.
C — clean aid, hammerless aid
La scala C legge gli stessi livelli attraverso lo stile pulito: senza martello, senza piantare chiodi, solo su protezioni veloci rimovibili. La UIAA descrive esplicitamente C0–C5 come «ecological style», cioè senza martello. Per questo la differenza tra A e C non è in «più / meno difficile», ma nel modo in cui si realizza la stessa classe di arrampicata artificiale.
- C0. Breve uso diretto di protezioni già presenti o di ferro fisso.
- C1. Posizionamenti puliti semplici e affidabili.
- C2. Protezioni affidabili, ma più difficili da cercare e da piazzare.
- C2+. Compaiono già protezioni nervose con potenziale di caduta percepibile.
- C3. Molte protezioni poco affidabili; serve capire con grande precisione cosa stai piazzando e perché.
- C3+. Come C3, ma con potenziale di caduta pericoloso.
- C4. Lunga serie di protezioni in grado di reggere solo il body-weight; un errore può costare caro.
- C4+. Ancora più serio per conseguenze e qualità delle protezioni.
- C5. Sulla sezione non ci sono protezioni a cui si possa affidare una caduta.
A o C
Una regola semplice:
- se hai salito su protezioni veloci senza martello, scrivi C;
- se hai usato martello, chiodi, spit e ferro analogo, scrivi A.
Il numero scegliilo in base alla qualità dei posizionamenti e al prezzo dell’errore, non in base alla lunghezza del tiro.
5. Roccia — UIAA
La UIAA per la roccia è una scala di arrampicata libera, e fin dall’inizio richiede di separare nettamente il free dall’aid. Il suo scopo è valutare la difficoltà dei singoli movimenti in libera, mentre esposizione, protezioni precarie, pericoli oggettivi, friabilità, complessità della ricerca della linea, lunghezza delle corde, dislivello complessivo e tempo vanno descritti separatamente. Lo stesso testo UIAA sottolinea che questa scala è particolarmente adatta alle vie classiche, dove all’interno di uno stesso tiro possono presentarsi movimenti di difficoltà diversa.
La notazione corretta UIAA è in numeri romani con + e -: IV+, V, VI-. La UIAA precisa
esplicitamente che le cifre arabe non appartengono a questa scala; se vuoi indicare un grado UIAA, scrivi
V+, non 5+.
Scala UIAA
- I. L’arrampicata più semplice / scrambling; le mani servono spesso solo per l’equilibrio.
- II. Qui inizia la vera arrampicata: il movimento deve essere consapevole, ma appigli e appoggi sono ancora abbondanti.
- III. La roccia è più ripida, talvolta già verticale; gli appigli sono più rari e in alcuni passaggi serve forza.
- IV. Appigli e appoggi sono più piccoli e più radi; serve una buona tecnica di base su spigoli, camini, fessure e diedri.
- V. Appigli piccoli e radi; l’arrampicata diventa o delicata o di forza, ed è spesso utile «leggere» in anticipo i movimenti.
- VI. I piccoli appigli sono disposti in modo da richiedere una sequenza precisa di movimenti; su roccia ripida è già livello da preparazione specifica, con buona forza di dita e di braccia.
- VII. Appigli molto piccoli e distanti fra loro; servono tecnica di equilibrio sviluppata, presa precisa e alta accuratezza dei movimenti.
- VIII e oltre. La scala è aperta: oltre questo livello la logica resta la stessa, ma crescono la precisione, la richiesta di forza e la complessità delle sequenze.
Non gonfiare il grado UIAA per paura
Protezioni scarse — scrivilo: UIAA V+, protezioni scarse. Friabile — UIAA IV, friabile. Bagnato —
UIAA IV+, bagnato. Il numero romano deve restare un numero di difficoltà tecnica in libera, altrimenti
la descrizione diventa inutile per la cordata successiva.
Come annotare le sezioni combinate
Per le vie alpinistiche è normale usare più scale insieme: la stessa UIAA porta l’esempio di una valutazione
combinata di una linea di ghiaccio attraverso un grado globale, uno tecnico e annotazioni specifiche; nelle
relazioni moderne è altrettanto normale indicare separatamente WI, AI, M, UIAA, A/C per i diversi
movimenti di una stessa via. Se una sezione contiene sia arrampicata libera sia artificiale, la UIAA ammette
esplicitamente la notazione del tipo V+ obl. and A0 o 6b obl. and A1.
Formati pratici utili:
AI4, ghiaccio sottileWI5, ghiaccio fragile, le viti entrano a faticaM6, asciuttoUIAA V+, friabileA2+C3UIAA V+ obl. e A1
In questo modo la cordata successiva riceve esattamente ciò che le serve: cosa dovrà arrampicare, e non una leggenda su quanto è stato faticoso per te su tutta la via.
In sintesi
Una buona descrizione di una sezione percorsa è quasi sempre composta da due strati:
- Valutazione tecnica pura nella propria scala.
- Brevi precisazioni su condizioni e serietà.
Corrispondenza tra scala e terreno:
- roccia — UIAA;
- ghiaccio di ghiacciaio — AI;
- ghiaccio di cascata — WI;
- terreno misto — M;
- arrampicata artificiale — A o C.
Più rigorosamente separi la tecnica dalla lunghezza, dal pericolo e dal contesto, più la tua descrizione sarà utile agli altri alpinisti.